L’intuizione è la visione che formalizza il progetto di connessione al risultato voluto, quindi la visione è un momento operativo, mentre l’articolazione o programmazione dell’evento è consequenziale prassi razionale nel compromesso storico del fine già saputo e deciso.
L’intuizione
Pubblicato da mare01 su febbraio 23, 2010
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Monitor di deflessione
Pubblicato da mare01 su gennaio 21, 2010
Il monitor di deflessione è un programma accumulato all’interno delle cellule cerebrali che agisce con interferenza speculare anticipando e deflettendo la percezione egocettiva sulla base di una immagine dominante impressa durante il momento di apprendimento della vita: l’infanzia. Successivamente, il monitor rinnova continuamente queste immagini, attraversi i sogni, gli stereotipi, le istituzioni, la cultura selezionata.
approfondimenti su www.ontopsicologia.org
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I am doing myself greater
Pubblicato da mare01 su dicembre 20, 2009
Sul ruolo sociale dell’Ontopsicologia una importante testimonianza ci arriva dalla Lettonia, da Lizari, in occasione del corso I am doing myself greater. Si è svolto nell’arco degli ultimi sei mesi del 2007, itinerante per le 5 regioni della Lettonia. Era un corso/concorso per giovanissimi, dai sedici ai venticinque anni. Scopo del corso era arrivare a produrre una business idea, un idea imprenditoriale di successo. La giuria che sceglieva i progetti migliori era costituita da un gruppo di imprenditori lettoni che avrebbero investito economicamente sulle idee che ritenava interessanti.
I risultati delle diverse fasi sono state regolarmente pubblicate su diverse testate giornalistiche lettoni.
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Pedagogia per la società del futuro
Pubblicato da mare01 su novembre 16, 2009
Nel corso del Convegno Internazionale “Una nuova pedagogia per la società futura”, che si è svolto all’UNESCO (Parigi) il 30 maggio 2006, il prof. Antonio Meneghetti ha sottolineato che “è importante capire qual è l’arte di nascere e crescere su questo pianeta. Bisogna incontrare una sintonia, una convergenza tra il progetto della vita e la piccola realtà di ogni uomo, in particolare, la realtà dei bambini e dei giovani. Loro sono, infatti, il domani di ogni essere umano. L’uomo vivrà nel tempo e nella storia se i giovani avranno imparato qualcosa per cui essere grandi per loro stessi. Nella misura in cui i giovani saranno grandi, capaci, anche gli altri esseri umani saranno insieme con loro nel futuro del tempo su questo pianeta”.
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Pedagogia
Pubblicato da mare01 su ottobre 15, 2009
Dal greco = bambino; dal greco e dal latino ago = fare, accompagnare. Arte del come coadiuvare o evolvere un bambino alla realizzazione.
Lo scopo pratico della pedagogia ontopsicologica è educare il soggetto a fare e a sapere se stesso: fare una pedagogia di se stessi come persone leader nel mondo, educare un Io logico storico con capacità e condotte vincenti.
Tutta la visione ontopsicologica in riferimento alla pedagogia è una auscultazione dei segnali del codice base della vita (l’In Sé ontico, la cui scoperta costituisce la reale novità dell’Ontopsicologia applicata al campo pedagogico), che il bambino ha intrinseco, per adattare progressivamente questo progetto fondamentale all’elaborazione della costruzione e responsabilità sociale.
All’interno della pedagogia ontopsicologica si possono quindi distinguere tre aspetti.
1) Abreazione della memica societaria.
2) Identificazione ed evoluzione dell’In Sé ontico.
3) Rapporto tra doxa societaria e criterio di natura (doppia morale)
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CONVEGNO: “UOMINI, UN BORGO E IL TERZO MILLENNIO”
Pubblicato da mare01 su settembre 4, 2009
Programma:
- “Profilo storico, socio culturale, urbanistico e architettonico del Borgo di San Benedetto” – Dott.ssa Arch. M.Consuelo Campus
- “Tecnica dell’architettura e del restauro a Lizori” -il Docente di storia dell’Architettura all’Universita’ per Stranieri di Siena
- “Esempi di architettura eco-biologica nel mondo” – Dott.ssa Pamela Bernabei – Scuola Internazionale di OntoArte.
- “Il nuovo concetto di Bene Culturale” – Funzionario Sopraintendenza ai Beni Culturali e Ambientali Regione Umbria.
Interventi delle autorita’.
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Il ruolo dei giovani nel processo di sviluppo sostenibile della quarta colonia
Pubblicato da mare01 su luglio 31, 2009
L’evento ha visto la partecipazione di tre personalità coinvolte nello sviluppo di progetti sostenibili nei dintorni di Recanto Mestro, considerato un vero e proprio caso di successo.
L’incontro, della durata di due ore e mezza, con distribuzione gratuita di piantine da coltivare, è stato moderato dalla Dr.ssa Helena Biasotto, Direttrice della Facoltà Antonio Meneghetti.
Il Prof. Gilberto Moritz, UFSC dell’Università Federale di Santa Caterina, ha parlato della sostenibilità nelle organizzazioni dal punto di vista degli scenari di sviluppo.
Soraia Shutel, Amministratrice di Recanto Mestro, ha parlato del ruolo e della responsabilitá dei giovani nello sviluppo sostenibile della regione.
Adalberto Panzan, fondatore del Progetto Partecipe & Ricicle, è intervenuto riguardo la gestione privata e la sostenibilità.
L’evento si è concluso con un buffet e un piccolo concerto musicale.
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Psicotea
Pubblicato da mare01 su giugno 25, 2009
Dal greco: La scena come la psiche scorre.
La psicotea è una proiezione psicoambientale costruita scenicamente e
teatralmente all’unico scopo di precisare agli spettatori la linea di
azione di un complesso ed operarne l’abreazione. E’ la proposta,
mediante una scena teatrale di circa un’ora, di come la psiche agisce,
fa fenomenologia.
Caratteristiche:
1) senso comico, quindi fa ridere;
2) le battute sono spontanee e create sul set dell’azione.
Inizialmente c’è solo una vaga traccia senza alcuna battuta;
3) è viva, rapida.
Risultato: il soggetto scopre quella oggettività di se stesso che
invece coscientemente registra come soggettività volontaria.
Approfondimenti sul sito dell’ ontopsicologia
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ontopsicologia e padagogia
Pubblicato da mare01 su maggio 23, 2009
I 130 milioni di bambini che non vanno a scuola sono una perdita per l’evoluzione del pianeta, ma ritengo ancora più grave come sperpero andare a scuola e uscirne impreparati ad affrontare la vita reale.
E’ inutile dare la colpa alla società che altro non può fare che cercare di contenere questo fenomeno, ma di certo non può risolverlo.
Ci si deve chiedere chi ha educato questi ragazzi, dove hanno imparato e coltivato questo loro modo, dove hanno preso l’input di reagire con questi mezzi. Si da la colpa al cinema e alla televisione che trasmettono violenza. Se fosse così tutti sarebbero violenti, se lo sono solo alcuni è perché hanno già una predisposizione acquisita da un’educazione precedente che innesca lo scatto di reazione violento. E questa predisposizione dove l’hanno acquisita? Nella famiglia, il primo microcosmo in cui vivono, imparano assorbono realtà.
Ora aggiungiamo a questo che la nuova generazione è particolarmente sensibile, vivace, sveglia alla ricerca di qualcosa in più del solito standard proposto dalla morale civile ed etica (famiglia, lavoro, figli etc), penso che sia il caso di essere umili nell’ammettere che forse il sistema educativo impartito dalla famiglia e dalla scuola si rivela completamente inadeguato. Sono autonomi ne gestire le relazioni, muoversi sul territorio e nel cyberspazio; coordinano quotidianamente denaro, sesso e rischio. Sono possessori di beni, produttori di attività, percettori di reddito. Sembra un anacronismo, ma a loro è passato il potere dei consumi, la produzione, l’immaginario. Forse prima degli psicologi, dobbiamo scomodare gli economisti. Perché questi adolescenti che continuiamo a raccontare – come nei romanzi di formazione – tutti intenti a chiedersi dove vanno a finire le anatre del Central Park, sono in realtà una miniera d’oro in piena estrazione a opera del mercato
Sembra di avere di fronte degli adulti in grado di prevedere le conseguenze delle proprie scelte. E invece, non è così. Perché alla fine, il processo decisionale lo delegano al gruppo, alla coppia e ciò attenua fortemente il senso di responsabilità individuale trasformandoli poi in vandali incomprensibili ai genitori, al sistema scolastico. La parola chiave è responsabilità individuale. A sedici, se non a quattordici, sono già adulti a tutti gli effetti. E’ inutile negarlo.
Forse questi giovani hanno molto di più da dare delle altre generazioni e non trovano il modo che va creato. Gli adulti devono cercare di aiutare i giovani a trovare questo nuovo modo, ma senza proporre i loro modelli. Gli adulti hanno vissuto in modo completamente diverso dalla generazione attuale e i simboli che innalzano spesso ricordano un po’ il passato, oppure sono valori che non trovano più riscontro nelle coordinate di realtà odierna. L’adulto può dare l’esperienza, ma la sintesi creativa finale spetta al giovane, se è in grado. Questo nuovo modo lo possono inventare solo loro. Compito dell’adulto intelligente e delle istituzioni è solo quello di fornirgli i mezzi di conoscenza e del sapere. Al resto pensano loro.
Per questo per aiutare quei 130 milioni di bambini, si deve prima ristrutturare l’educazione dei Paesi industrializzati. La cooperazione tra i giovani da risultati che è quasi impossibili da eguagliare.
Non si tratta di abbassare i limiti di età e farli diventare adulti a sedici anni per creare una forma di responsabilità individuale. E dall’altra parte non si tratta di aumentare i limiti di età per guidare, votare, bere alcolici, vedere film vietati. Questa curiosa schizofrenia collettiva evidenzia ancora di più come le istituzioni e la società non possono fare niente per risolvere alle cause. E’ meglio lasciare la parola al privato che con capillarità può arrivare all’individuo, cellula del contesto sociale, formarlo, educarlo con pazienza e tempo che le istituzioni non possono permettersi. E da questa responsabilità individuale, creare il presupposto prima locale, poi regionale, nazionale e mondiale di risoluzione. E’ possibile creare questa responsabilità individuale? La nostra organizzazione AIO ritiene di sì soprattutto con questa generazione. Trenta anni fa, i giovani criticavano, innalzavano, stracciavano, divinizzavano, distruggevano un’immagine, un’idea. Oggi si chiedono perché quell’immagine ed è ovvio che gli adulti (i giovani di allora) non essendoselo mai chiesto, non sanno rispondere. I giovani di oggi non vogliono rivoluzioni, vogliono entrare nelle cause. E’ una generazione tecnocratica con la capacità di avvicinarsi, di capire e vedere immediatamente, annullando quasi le dimensioni spazio e tempo e contemporaneamente a ciò però si perdono, nel senso che quella che vogliono comprendere è una realtà finta, perché non gli appartiene e si crea il corto circuito per non avere un’alternativa su ciò che sia veramente reale per se stessi. Da qui la violenza, l’intolleranza, il contro.
Ogni processo di cambiamento implica un nuovo processo di apprendimento e di educazione, per cui gli individui e le organizzazioni si trovano di fronte a una sfida che li accomuna: imparare e continuare ad apprendere per poter sopravvivere e realizzare la propria funzione individuale prima e sociale come conseguenza naturale. Quando ciò non accade ci si irrigidisce su posizioni che portano al razzismo, alla non apertura verso l’altro o meglio alla incapacità di vedere cosa di positivo ha l’altra cultura. E’ questo che stanno imparando a scuola i giovani? Dai risultati sembrerebbe di sì. L’irrigidimento e l’inadeguatezza del sistema scolastico si riversa in un irrigidimento della mentalità dei ragazzi che la frequentano che rimangono sclerotizzati nel ruolo della critica tipica del giovane. E questo accade paradossalmente proprio in quei paesi più industrializzati in cui c’è un potenziale già coordinabile per affrontare le problematiche della povertà e dell’analfabetismo. Il sistema educativo no riesce a trasmettere l’importante principio per cui il fondamento dell’umano è garantito finchè è garantito il diritto di persona.
La nuova generazione di giovani ha già pronta l’attitudine a gestire questi mutamenti, ma è necessario un tipo di formazione che consenta loro di sfruttare al meglio questo potenziale. La novità non consiste nella conoscenza in sé, ma nel modo di apprenderla, di farla propria di amministrarla.
E’ necessaria una responsabilità individuale. Si deve cominciare dalla cellula individuo per cambiare un modo della società che non va. Il problema del razzismo è l’effetto di una causa che va ricercata all’interno dell’individuo, dell’uomo, prima ancora che nella società e nell’ambiente. Questi non sono forse formati da individui, da persone? E’ come il nostro corpo. Un braccio rotto non si cura con il gesso, ma dall’interno con il lavoro di tante cellule che si riorganizzano per ridare funzionalità. La natura dà ad ogni uomo un principio di dignità e bisogna svegliare con responsabilità questo principio. E’ inutile aiutare da fuori se non si è dentro. Solo dopo che si è realizzata una dimensione individuale si può capire ed aiutare meglio gli altri a costruire una realtà funzionale.
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Introduzione alla nuova pedagogia per il giovane leader
Pubblicato da mare01 su aprile 24, 2009
Il cambio generazionale attuale si presenta sicuramente con caratteristiche differenti che stravolgono tutti i canoni ipotizzabili.
Come vivono e sperimentano i giovani leader i memi che il sistema sociale propone quotidianamente?
Sono ragazzi che hanno una familiarità con il mondo del meme superiore a chiunque. Agiscono e interagiscono all’interno di una doxa societaria che li costringe (per chi ne sente la necessità) a cercare anche una nuova razionalità che salvaguardi comunque il vantaggio dell’umano.
L’alternativa proposta dall’Ontopsicologia e l’approccio specifico usato per loro, ha dato un riscontro immediato che si è evoluto e delineato in un percorso ben preciso. Centinaia di ragazzi nel mondo hanno risposto a questo metodo frequentando seminari realizzati appositamente per loro (ma sicuramente quelli raggiunti da questa novità sono molti di più grazie ad una specie di passaparola interna tra loro). Ragazzi che per loro natura sono già leader nell’ambito del loro ambiente di azione, e che si trovano a vivere in momenti storici particolari delle loro nazioni o dei loro continenti (Russia, Europa, America Latina, Cina). Nonostante queste differenze hanno trovato e scelto personalmente questo approccio.
Per cui la pedagogia ontopsicologia sta portando avanti un discorso per giovani leader, spinto soprattutto perché richiesto dai ragazzi stessi che chiedevano un approccio all’Ontopsicologia fatto su misura per loro.
Le fasi seguite dal Prof. Antonio Meneghetti si basano sui seguenti punti:
a) individuazione e definizione delle caratteristiche di questo tipo di giovani;
b) momento introduttivo ai tre pericoli base (biologismo, idealismo critico e sesso) senza il superamento dei quali non è possibile lo sviluppo ulteriore del giovane leader;
c) la doppia morale;
d) prassi inseica.
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